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Il Caravaggio per pochi... Da anni ormai le prove attributive tecnico-scientifiche pluri certificate rilevate sul Capolavoro 'Caravaggio con doppio Autoritratto' hanno meticolosamente scavalcato qualunque avversitÓ 'attributiva'. Michelangelo Merisi, il pi¨ importante pittore del 600' e probabilmente il massimo esponente della storia della pittura di tutti i tempi, in questo specifico caso, non pu˛ o non deve essere 'attenzionato' per motivazioni che non sono di certo coerenti con l'arte nŔ con la logica. Di fatto i 'giardinetti' dell'attribuzionismo sono delimitati da palizzate ricoperte con filo spinato ad alta tensione. Studiosi di vecchia e nuova generazione si affrontano su una scacchiera di un mondo sempre pi¨ surreale per acquisire un proprio posto al sole da difendere contro tutto e tutti, senza esclusione di colpi. Fa sorridere l'ambizione arrogante di taluni studiosi di voler imbrigliare tutta la vita di un grande artista, pubblicandone arbitrariamente una monografia quale 'Opera Omnia', accantonando o inserendo opere gradite o scomode a proprio beneplacito... Il massimo della ambizione di alcuni studiosi consiste nella prerogativa di poter disquisire con una platea di sordo-ciechi ed ottenerne il plauso incondizionato. Ma c'Ŕ da chiedersi: quanti studiosi sono effettivamente in grado di comprendere realmente la differenze tra una copia ed un capolavoro? Da chi viene giudicato il lavoro e le ricerche effettuate da arguti topi di biblioteca? Basta studiare libri su libri, per acquisire quella profonda sensibilitÓ che consente di entrare nell'anima di un grande artista? O forse si tratta di un alone di prestigio che si crea intorno ad una impalcatura. Ultimanente sono 'apparse' delle attribuzioni al Caravaggio che stanno in piedi con stampelle di cemento. PerchŔ non vi sono pi¨ punti di riferimento e coerenza nelle ricerche, e perchŔ i riscontri tecnico scientifici, che sono oggi giunti a livelli quasi inconfutabili non vengono considerati a fondo? Forse per lasciare un ampio margine di libertÓ alle libere personali ipotesi congetturali ? La sensibilitÓ non si compra nŔ si vende,e chi ce l'ha...se la tiene. Purtroppo, ne troviamo troppo poca intorno di sensibilitÓ, vedendo come gira il mondo...proprio nel settore dell'arte sembra che si sia dissolta e che sia un 'optional' non gestibile, e quindi scomodo. L'arte Ŕ gestita in Italia come un Partito politico in mano ad 'onorevoli' distratti e svogliati. Forse, solo nella musica Ŕ ancora presente una eterea sensibilitÓ, come una differente lunghezza d'onda, per poter creare momento per momento un flusso impalpabile, avvicinando la mente e il cuore in tutti gli umani, uomini e donne. Per vedere dove stiamo andando, basta una visita in una esposizione d'arte contemporanea, per 'ammirare' le nuove e modernissime forme artistiche, che in me, che probabilmente non capisco tanto del 'contemporaneo', suscitano spesso angoscia e tristezza, oltre che smarrimento. La nuova arte non concede spazio al primordiale, atavico sentimento, ed il concetto del 'bello' ha come riferimento la fantasia imbrigliata da un fungo atomico, dal crollo delle due torri o dal filo spinato di un lagher. La morte sovrasta la vita ed anche il sorriso di un bambino viene interpretato come un ingenuo attimo da cui separarsi presto, come un breve ricordo degli ormai superati e barbosi squarci romantici dell'ottocento. Di certo chi ha la tragedia di essere un non vedente, con il pesante fardello che si trascina, avrÓ fatto tesoro delle sensazioni, le pi¨ pure, che esistono e non si vedono. La necessaria riscoperta della sensibilitÓ, appunto. L'Arte, quella vera, dovrebbe forse essere destinata a Loro, non vedenti, quale ricompensa per una mancanza impagabile. Arte come Dono divino, per la riscoperta dell'animo umano da parte di chi non vede il reale mondo disfatto che lo circonda, ma sente ancora con il cuore e con l'anima...Questo Caravaggio, Ŕ dedicato solo a Loro. Giulio Torta

   
 
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